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Le piccole case

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“Non andarci, è uno spreco di tempo e denaro e comunque non ci riuscirai”. Questo è ciò che gli amici e conoscenti dicevano all'architetto Bonaventura Visconti di Modrone, dopo che aveva incontrato Lucia Lantero, la fondatrice di “Ayitimoun yo”, una ONG che opera in Haiti. Lei gli aveva, infatti, fatto una proposta che Bonaventura, 27 anni e fresco di laurea, non poteva rifiutare. La proposta - di costruire le case per un orfanotrofio ad Anse-a-Pitres (Haiti) – avrebbe poi avuto un effetto profondo sulla sua vita e sulla sua carriera di architetto.

Improvvisamente, Bonaventura ha dovuto confrontarsi con una grande quantità di domande riguardanti gli aspetti finanziari, culturali, funzionali e logistici del progetto che avrebbe presto iniziato. Lui voleva, infatti, costruire qualcosa di “vero”, e questo progetto è stato una grande opportunità sotto l'incantesimo del valore sociale di un simile piano di costruzione di un orfanotrofio.

Il finanziamento del progetto non è stato facile, ma non così complicato come organizzare la forza lavoro sul sito, che ha richiesto di superare profonde barriere culturali. Come i costruttori della Torre di Babele, Bonaventura si è trovato di fronte a difficoltà di comunicazione; ha dovuto imparare lo spagnolo ed le basi del creolo, la lingua madre della popolazione haitiana, il più velocemente possibile.

Ha coordinato il lavoro di circa 40 operai haitiani che hanno lavorato per più di un anno per completare il progetto. Poiché gli operai non erano particolarmente qualificati, è stato necessaria una stretta supervisione. Ci sono state eccezioni ovviamente, Joseph, per esempio, è riuscito a produrre 3.000 mattoni in 21 giorni con niente se non le sue mani nude e uno stampo di metallo, realizzato in loco per creare mattoni anti-sismici. L'architetto ha dovuto organizzare da solo l’intera logistica. Ha avuto bisogno di pianificare l’arrivo di tutti i materiali, trovare diversi fornitori, regolare il trasporto del materiale al sito, e controllare costantemente la quantità e la qualità di ciò che veniva man mano consegnato per garantirsi di non essere truffato. Vale la pena ricordare che questi compiti e le fasi del processo di costruzione non avrebbero potuto essere realizzati senza il supporto dei collaboratori delle ONG in loco: Edoardo Monti e Rocio Fernandez, che sono stati capaci di aiutare Bonaventura nei più difficili momenti del progetto.

L'orfanotrofio è stato costruito molto vicino al confine con la Repubblica Dominicana. Haiti ha risorse molto limitate e la maggior parte dei materiali, come il cemento, la sabbia per i mattoni, il legno e l’alluminio hanno dovuto essere importati dalla Repubblica Dominicana. Ma i camion non erano autorizzati ad attraversare la frontiera, per cui i materiali hanno dovuto essere scaricati al confine e ricaricati su veicoli haitiani.

La mancanza di acqua e di energia elettrica in cantiere hanno reso lo sviluppo del cantiere ancora più complicato. Inoltre, Bonaventura ha dovuto acquistare tutti gli strumenti di lavoro di base, come martelli, seghe, pinze, ecc , e le poche macchine che era in grado di affittare come il generatore diesel o la betoniera, non erano certo tra le più affidabili. Tuttavia, per quanto strano possa sembrare data la scarsità di risorse primarie, Bonaventura è riuscito a creare una struttura a prova di terremoto, che, considerando la posizione, è della massima importanza per la sicurezza per bambini.

Come illustrato nelle fotografie, e la grafica, l'architettura dell’insieme è tutt'altro che semplice. Questo progetto pilota è chiaro nella sua organizzazione funzionale e innovativo per il suo contesto, reinterpretando il genius loci dei dintorni e stimolando l'insegnamento dei metodi di architettura contemporanea. Il successo generato da questo risultato si vede chiaramente nella volontà della popolazione haitiana di costruire le proprie case come volontari e di cercare attivamente aiuto invece di riceverlo passivamente. Forse questo dimostra che l'architettura ha in sé un potenziale per creare un reale valore sociale.

“Leo Bettini, Planphase magazine, issue N°5”

  • Località Anse-à-Pitres, Haiti
  • Cliente Aytimoun yo O.N.G.
  • Anno 2014 – 2015
  • Tipologia Complesso abitativo multifunzionale
  • Area 400mq
  • Periodo 05/2014 – 12/2015
  • Architetto Bonaventura Visconti di Modrone
  • Collaboratori Vittorio Capraro, Edoardo Monti
  • Team Da 5 a 30 operai locali
  • Sponsors Laura e Pier Luigi Loro Piana,
    Fonderia Artistica Battaglia,
    Roomupstairs
  • Fotografie Marco Cappelletti, Bonaventura Visconti di Modrone, Rocìo Faìren
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